La Gaia Morte
di Roberto Pecchioli
Questo tempo ti raggiunge ovunque, ti scova e ti infetta dovunque tu sia.
E subito riprende/ il viaggio/ come/ dopo il naufragio/ un superstite/ lupo di mare. La breve lirica di Giuseppe Ungaretti, simbolo della raccolta Allegria di naufragi, è un inno alla vita, all’ottimismo vitale di chi reagisce dopo – e nonostante – il dolore.
Lo scrivano non ci riesce più: capace di sopportare i naufragi personali, non sa più reggere all’agonia sconcertante del mondo in cui è nato e cresciuto. Sconforta soprattutto l’indifferenza con cui la nostra civilizzazione, la nostra gente, affronta il naufragio. Sembra attratta irresistibilmente dalla fine, dalla morte per suicidio, dall’odio di sé. La gaia morte tra danze scomposte nella convinzione folle che ciò che inventiamo, il male che ci infliggiamo, sia il coronamento della civiltà. Autodifesa, forse: meglio finire ridendo che ritenersi, come chi scrive, rari nantes in gurgite vasto: pochi, sparsi nuotatori, reduci dal naufragio nel gorgo in tempesta…




































