Il Culto della Competenza Medica nel Mondo Moderno
di M.Cristina Bassi
Se il paziente guarisce lo perdi… serve un cliente permanente.
Dall’americano Health Freedom Defence Fund, il blog austriaco TKP, da cui nel seguito traduco il pezzo, ripropone in sintesi l’articolo del giornalista americano Michael Bryant. Il tema è lo stato della medicina nell’era moderna, che si potrebbe sintetizzare in questa frase: “una persona sana è un mercato morto, un paziente guarito è un cliente perso”. (M.Cristina Bassi)
Attraverso la “creazione delle malattie”, l’espansione delle diagnosi e l’invenzione di “condizioni pregresse”, vengono patologizzate le esperienze di vita normali.
Il “culto della competenza” non si limita a curare le malattie, ma inventa la necessità della propria esistenza. In un saggio, il giornalista americano Michael Bryant analizza il cambiamento della medicina negli ultimi cento anni. Medici, ospedali e salute hanno acquisito significati completamente nuovi.
Una Sintesi del Suo Saggio
Per le generazioni più anziane, il “medico di famiglia in città” era un vicino rispettato ma modesto, paragonabile a un insegnante o a un postino. Lavorava in piccoli studi e lo si incontrava al supermercato o agli eventi scolastici. La fiducia nasceva dalla vicinanza personale, non da titoli elitari. Oggi, le cose sono radicalmente diverse. Il medico spesso appartiene a grandi gruppi ospedalieri o compagnie assicurative e segue rigide linee guida. La sua lealtà principale è verso il sistema, non verso il paziente.
Il guaritore alla portata di tutti si è trasformato in un “esperto medico” al quale bisogna obbedire incondizionatamente. Questo sviluppo non è iniziato in modo organico. Il “Rapporto Flexner” del 1910, finanziato dalle fondazioni Rockefeller e Carnegie, rappresentò il punto di svolta. Esso dichiarò illegittimi i metodi di guarigione “non scientifici”, come omeopatia, naturopatia, fitoterapia e ne chiese la soppressione.
Milioni di dollari vennero stanziati solo a quelle università che seguivano il nuovo modello, basato sulla ricerca di laboratorio e orientato all’industria farmaceutica. Il risultato è stato che chiusero centinaia di scuole di medicina alternativa con costi più accessibili, tra queste molte che formavano donne e afroamericani. Il numero di istituti di omeopatia crollò da 22 a zero.
La professione medica divenne artificialmente rara, elitaria e altamente remunerata. Al contempo, sorse una stretta alleanza con la fiorente industria farmaceutica, a vantaggio degli interessi di Rockefeller nel settore petrolchimico e farmaceutico.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la trasformazione si rafforzò. Gli ospedali mutarono da ospizi per i poveri a templi dell’hightech. La figura del medico generale olistico scomparve; al suo posto emersero specialisti che, come Frankenstein, trattavano il corpo come parti isolate.
Il camice bianco, l’uniforme, divenne simbolo di autorità infallibile e creò una gerarchia in cui i pazienti vennero degradati a destinatoari obbedienti. L’American Medical Association (AMA) e i media si impegnarono in mirate campagne di pubbliche relazioni. Negli anni ’50, l’AMA controllava serie televisive come “Dr. Kildare” e lasciò che attori che interpretavano medici, facessero pubblicità per qualsiasi cosa immaginabile, persino per le sigarette. Nelle scuole si insegnava ai bambini che i medici erano infallibili e superiori all’autorità genitoriale.
I metodi di guarigione alternativi vennero combattuti come “ciarlataneria”; una successiva sentenza del tribunale (Wilk contro AMA) confermò il carattere di questa strategia antitrust. A partire dagli anni ’90, si aggiunse il potere mediatico. I notiziari 24 ore su 24 e l’allentamento delle restrizioni sulla pubblicità dei farmaci soggetti a prescrizione medica, resero il “Celebrity-Doctor” un fenomeno di successo duraturo.
Oggi, i medici agiscono come influencer sui social media e combattono la “disinformazione” per imporre il conformismo istituzionale. La motivazione economica è chiara: una persona sana rappresenta un mercato morto, un paziente guarito un cliente perso.
La tristezza diventa uno “squilibrio chimico”, la vivacità infantile un “deficit neurologico”. La salute diventa un prodotto finanziario speculativo per società di private equity, compagnie assicurative e aziende farmaceutiche.
Il culto della competenza non si limita a curare le malattie, ma inventa la necessità della propria esistenza. Nascita, invecchiamento, lutto e morte perdono il loro significato culturale e diventano deficit clinici che richiedono cure a vita. La vera scienza ha bisogno di scetticismo e dibattito; una setta, un culto, esige obbedienza al consenso.
In questo modo l’essere umano diventa un cliente permanente e il sistema medico un modello di business dei più lucrativi della modernità, protetto dall’aura di una “competenza” inattaccabile.
Articolo a cura di M.Cristina Bassi
Fonte originale: https://tkp.at/2026/08/10/der-kult-der-modernen-medizinischen-expertise/
Riferimenti: https://healthfreedomdefense.org/the-cult-of-modern-medical-expertise/
Traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net











































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