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Nuova bestemmia del papa: “Gesù si è fatto diavolo” — 8 commenti

  1. Ma questo vuol dire “guardare al dito che indica, piuttosto che alla Luna”! Per quanto riguarda il “dito”, quello che le possiamo dire è che ciò che facciamo è semplicemente pubblicare articoli di autori intelligenti, coerenti e che sappiano fare analisi sensate. I punti di vista quindi sono vari, così come gli argomenti trattati. Non si tratta di incoerenza ma di volontà di accogliere una pluralità di informazioni. Per quanto riguarda la “Luna”, beh… un papa che si permette di bestemmiare Gesù… c’è qualcosa da aggiungere? Se non ci allarmiamo di questo, dell’enormità di questo paradosso, non so proprio cosa dire, vuol dire che sono ormai in grado di farci digerire proprio tutto. E questo grazie anche a persone che come lei si scandalizzano dell’incoerenza di un sito web piuttosto che di quella di un papa!

  2. L’articolo preso dal sito del vaticano che parla del l’omelia fatta dal Papa è la seguente w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170404_nel-segno-della-croce.html
    Lì si capisce benissimo.

    Mi sorprende che proprio chi parla di approfondire le conoscenze metà-fisiche non sappia cogliere la profonda visione di Gesù. Lui dice “quando innalzerete il Figlio dell’uomo” otterrete la salvezza, proprio come col serpente di bronzo…..
    Già nell’incarnazione c’è il peccato…

    È attraverso la “destrutturazione” delle verità precostituite, che durano da millenni a causa di una cultura cattolica e occidentale basata sul “credi e non pensare”, che si può osare di crescere, gettati nell’oceano come iniziati!!!

    E Luce sia ⭐️

  3. In verità anche se il cattolicesimo non è cridtianesimo devo affermare che Gesù si è fatto peccato per redimere il mondo ma non è diventato diavolo anzi attraverso la croce ha sconfitto il diavoloEbrei 9;28 Galati 3;13 1Pietro 2; 22

  4. Il card. Biffi: «Gesù si è fatto serpente». Ora Socci scomunicherà anche lui?
    Calendar 10 aprile 2017
    bergoglio diavoloLa nuova trovata del giornalista di Libero, Antonio Socci, è aver dato del bestemmiatore a Papa Francesco dopo alcune parole pronunciate in una omelia durante la messa mattutina a Santa Marta.

    E’ curioso che a definire così il Pontefice sia il giornalista che si guardò bene dal prendere posizione contro la famosa bestemmia pubblica del (suo) Cavalier Berlusconi, nel 2010.

    E’ rimasto invece scandalizzato per questa profonda riflessione del Santo Padre a commento del brano biblico sul serpente di Mosé: «Gesù si è “fatto serpente”, Gesù si “è fatto peccato” e ha preso su di sé le sporcizie tutte dell’umanità, le sporcizie tutte del peccato. E si è “fatto peccato”, si è fatto innalzare perché tutta la gente lo guardasse, la gente ferita dal peccato, noi. Questo è il mistero della croce e lo dice Paolo: “Si è fatto peccato” e ha preso l’apparenza del padre del peccato, del serpente astuto». Il Papa ha quindi chiesto memoria «di colui che si è fatto peccato, che si è fatto diavolo, serpente, per noi; si è abbassato fino ad annientarsi totalmente. Ognuno di noi oggi guardi il crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati e risponda a queste domande che io vi ho suggerito».

    Dopo averlo massacrato in prima pagina chiamandolo blasfemo e «ignorante teologico», ha approfittato per rinnovare il suo pippone mistico sulle profezie catastrofiche che riguarderebbero la Chiesa cattolica. Lo stesso di due, tre, quattro anni fa. Lo stesso che ripeterà fra dieci anni, quando forse si sarà separato completamente dal cattolicesimo.

    Qui sotto il video alla omelia di Papa Francesco

    Eppure il compianto arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi, molto amato suo malgrado dai tradizionalisti, pronunciò parole molto simili a quelle di Francesco commentando lo stesso brano biblico, senza mai ricevere lo stesso trattamento che oggi subisce il Papa. Il 17 settembre 2000 il card. Biffi disse infatti: «Dice la Sacra Scrittura: “quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame restava in vita” (Nm 21,9). Ebbene, dice Gesù, quel serpente sono io: quel serpente è la figura anticipata di quanto sarebbe avvenuto sul Golgota». Se Francesco è stato definito «gnostico» da Socci, perché Biffi rimane impunito?

    D’altra parte, è San Paolo prima di tutti che afferma nella Scrittura: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2 Cor. 5,18-21). Nella lettera ai Galati definisce Gesù addirittura una “maledizione”: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi» (Gal 3,13). Dio fece Gesù peccato? Cristo divenuto maledizione? I farisei odierni avrebbero ributtato il povero Paolo di Tarso giù da cavallo una seconda volta.

    Oltretutto già un anno fa Papa Francesco citò le stesse parole di Paolo, spiegandole con le stesse espressioni usate oggi: «San Paolo dice che Gesù svuotò se stesso, umiliò se stesso, si annientò per salvarci. È più forte ancora: “Si è fatto peccato”. Usando questo simbolo si è fatto serpente. Questo è il messaggio profetico di queste Letture di oggi. Il Figlio dell’uomo, che come un serpente, “fatto peccato”, viene innalzato per salvarci». Anche il teologo padre Angelo Bellon, conferma: «Dio ha trattato Gesù Cristo come se fosse stato il più grande peccatore di questo mondo. Anzi come se avesse compiuto tutti i peccati degli uomini». Un diavolo, per l’appunto, o serpente, come ricordato dal card. Biffi. Sono ossimori usati da sempre per far percepire la sproporzione di un Dio che non si vergogna di immergersi nella limitatezza umana e, grazie a questo invischiarsi nei peccati dell’uomo, salva l’uomo dagli stessi. Per sempre.

    Non c’è mai stato un Papa che ha bestemmiato, ha scritto il giornalista toscano. Gli ha risposto il vaticanista Andrea Tornielli, ricordando che anche Giovanni Paolo II sottolineò lo stesso paradosso: «L’analogia colpisce ancora di più», commentò Wojtyla, «se consideriamo che la salvezza della morte fisica, provocata dal veleno dei serpenti nel deserto, avviene attraverso un serpente. La salvezza dalla morte spirituale – la morte che è il peccato e che fu causata dall’uomo – avviene attraverso un Uomo, attraverso, il Figlio dell’uomo “innalzato” sulla croce».

    «Non ci sono parole», commentava pochi mesi l’Associazione Papaboys rispetto alla quotidiana creatività di Antonio Socci, «solamente la consapevolezza che c’è bisogno di uno psichiatra bravo, ma molto bravo per uno dei più accaniti e violenti sostenitori della “crociata” disumana contro Papa Francesco». Lo psichiatra no, certamente tanto calore umano da parte delle persone che gli sono vicine, per un uomo in crisi esistenziale che sta facendo tanto male a molti cattolici che ancora in lui credono. E ogni giorno si trovano sempre più confusi e lontani dalla comunione ecclesiale.

    AGGIORNAMENTO 11/04/17
    Su Aleteia.it, Giovanni Marcotullio ha ben affrontato la questione dal punto di vista teologico, spiegando perché le critiche a Francesco sono pretestuose e sterili, seppur possano servire per approfondimenti fruttuosi.

  5. E se invece volessero dire che Gesù si è fatto satana intendendo i peccati che la gente di questo tempo commette? Voglio dire che fintanto Gesù deve ripoortsre a Dio le sue creature che non credono più all’anima che deve raggiungere Dio candida è un conto, ma se deve togliere di fatto la lordura è un altro fatto! Del resto dio si è fatto uomo, e siamo noi, noi siamo il diavolo e allora se questo è il concetto di Dio in terra, Gesù figlio, anche noi siamo figli, fratelli di Gesù, in questo tempo siamo più diavoli che angeli. Gesù è noi e noi siamo Gesù. Cattivi come siamo.. Siamo il diavolo!

  6. Cristo e AntiCristo sono la stessa persona….La seconda venuta di Cristo in realta’ e la venuta dell’Anticristo…
    Un Dio incarnato solamente santo non ha nessun effetto nel mondo…La Dualita’ e’ nel cosmo,e’ in Dio…..

  7. Che cosa significano queste parole “Gesù si è fatto peccato”

    1. l’affermazione di trova in 2 Cor 5,21: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”.
    E sta a significare che Dio ha trattato Gesù Cristo come se fosse stato il più grande peccatore di questo mondo. Anzi come se avesse compiuto tutti i peccati degli uomini.
    Pertanto come se fosse il peccato in persona.
    E proprio per questo sulla croce Gesù ha espiato al posto di tutti noi: “perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”.

    2. Quest’espressione di san Paolo è particolarmente potente e sta a ricordare che Cristo ha compiuto una perfetta espiazione o soddisfazione dei nostri peccati.
    L’ha potuta compiere per la perfetta solidarietà che egli ha voluto avere con tutto il genere umano.
    I teologi, ma anche il magistero della Chiesa, danno a quest’espiazione un nome particolare. La chiamano soddisfazione vicaria, e cioè fatta al posto nostro.

    3. Questo concetto non è presente solo in San Paolo. Lo si trova già nell’Antico Testamento. In Isaia si legge: “Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is 53,6).
    Il beato Padre Girotti, martire domenicano e insigne biblista, commenta: “L’innocente è stato punito al posto del colpevole perché il colpevole diventasse innocente”.

    4. Lo si trova anche in san Pietro: “Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca… Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.” (1 Pt 2,22.24).
    Gesù non commise alcun peccato né nelle opere né nelle parole. Ma ha portato, e cioè ha espiato, nel suo corpo tutti i nostri peccati perché noi potessimo possedere la vita divina.

    5. Questo concetto è ripreso da san Tommaso il quale afferma che “Cristo accettando la passione per carità e per obbedienza offrì a Dio un bene superiore a quello richiesto per compensare tutte le offese del genere umano.
    Primo, per la grandezza della carità con la quale volle soffrire.
    Secondo, per la nobiltà della sua vita, che era la vita dell’uomo Dio, e che egli offriva come soddisfazione.
    Terzo, per l’universalità delle sue sofferenze e per la grandezza dei dolori accettati, di cui sopra abbiamo parlato.
    Perciò la passione di Cristo non solo fu sufficiente per i peccati del genere umano, ma addirittura sovrabbondante, secondo le parole di S. Giovanni: “Egli è propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Gv 2,2)” (Somma  teologica, III, 48, 2).

    6. Abbiamo molti motivi per amare Gesù Cristo.
    Ma questo, di essersi sostituito – Lui innocente – al posto nostro per espiare i peccati e guadagnarci la vita divina,è l’immenso suo dono d’amore. Studiate la Bibbia!

  8. Le 6 motivazioni riportate giustificano pienamente il senso delle parole del Papa, un uomo ammirevole che cerca di spezzare le folli nostalgie per anatemi e guerre di religione invitando e valorizzare ciò che può unire la devozione e la ricerca del divino anziché alimentare odi millenari che hanno portato solo morte e distruzione

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