La Battaglia che Nessuno Vede
di Valentina Bennati
Spesso, molto più di quanto immaginiamo, non siamo noi a guidare la nostra vita.
“Un giorno una persona salì sulla montagna dove si rifugiava una donna eremita che meditava, e le chiese:
– ‘Cosa fai in tanta solitudine?’
Al che lei rispose: – ‘Ho un sacco di lavoro da fare.’
– ‘E come fai ad avere così tanto lavoro? Non vedo niente qui… ‘
– ‘Devo allenare due falchi e due aquile, tranquillizzare due conigli, disciplinare un serpente, motivare un asino e domare un leone.’
– ‘E dove sono? Non li vedo… ‘
– ‘Li ho dentro.’
I falchi si lanciano su tutto quello che mi viene presentato, buono o cattivo, devo allenarli a lanciarsi su cose buone. Sono i miei occhi.
Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono, devo insegnare loro a non fare del male. Sono le mie mani.
I conigli vogliono andare dove vogliono, scappano dall’affrontare situazioni difficili, devo insegnare loro a stare tranquilli anche se c’è sofferenza o ostacoli. Sono i miei piedi.
L’asino è sempre stanco, è testardo, molto spesso non vuole portare il suo peso. È il mio corpo.
Il più difficile da domare è il serpente. Anche se è rinchiuso in una gabbia robusta, è sempre pronto a mordere e avvelenare chiunque sia vicino. Devo disciplinarlo. È la mia lingua.
Ho anche un leone. Oh… è fiero, vanitoso, crede di essere il re. Devo domarlo. È il mio ego.
Come vedi, amico, ho molto lavoro da fare. E tu? A cosa stai lavorando?”.
Questo racconto di autore anonimo, attributo da qualcuno alla tradizione zen, racconta qualcosa di interessante: spesso, molto più di quanto immaginiamo, non siamo noi a guidare la nostra vita, sono “i nostri falchi” a distrarsi su qualsiasi cosa catturi l’attenzione, “il serpente” a parlare prima di pensare, il leone dell’ego a pretendere di avere sempre ragione, l’asino del corpo a cercare la via più comoda.
La vera sfida, allora, non è avere il controllo del mondo esterno, ma diventare padroni di quello interiore.
È un lavoro silenzioso, che non produce applausi e non genera riconoscimenti immediati. Eppure, è proprio da lì che nasce ogni cambiamento autentico. Perché una persona incapace di governare sé stessa finirà sempre per essere governata da qualcos’altro: dalle paure, dalle emozioni del momento, dalle opinioni altrui, dalle mode, dagli algoritmi, dalla propaganda, dal bisogno di approvazione.
E, forse, il problema del nostro tempo è proprio questo: ci hanno convinti che il potere risieda sempre fuori di noi. Nelle istituzioni, nella tecnologia, nell’economia, nelle circostanze. Così finiamo per consumare enormi quantità di energia concentrandoci su chi ci limita, chi ci controlla, chi decide per noi, dimenticando di osservare ciò che accade dentro.
Lavorare su sé stessi è uno dei più grandi atti di libertà e, allo stesso tempo, di responsabilità. Perché ogni persona che riesce a portare più lucidità, equilibrio e consapevolezza nella propria vita finisce inevitabilmente per portarne di più anche nel mondo che la circonda.
È un lavoro che dura una vita intera. Ed è uno dei pochi che nessuno può fare al posto nostro.
Articolo di Valentina Bennati
Fonte: https://t.me/CDCPiuSalute













































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