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di Mirco Mariucci

Chiamatemi pure folle, utopista o visionario, ma io non riesco a concepire una società che non assicuri a tutti benessere, uguaglianza e libertà.

Società ugualitaria e liberaMi rattrista il fatto che questa semplice ma potente idea sia ancora ben lungi dal suo compimento. Viviamo in una società dove per sopravvivere si deve guadagnare denaro, e per farlo, la maggior parte degli individui è obbligata a subire i ricatti dei detentori di capitale.

Ma allora, come possiamo dirci liberi, se siamo costretti a doverci asservire ad altri esseri umani? E soprattutto, come si può parlare di libertà, se dobbiamo sacrificare la maggior parte del tempo della vita, a causa di una moderna forma di schiavitù, quella del lavoro, che è figlia delle esigenze distorte di un mondo malato di profitto?

All’interno della Società Capitalistica, per molti la libertà si riduce alla possibilità di poter scegliere da chi essere sfruttati, tra coloro che a loro volta sceglieranno di sfruttarli, non prima di averli sottoposti a degli appositi test-psicoattitudinali. Già, perché oggi la possibilità di essere sfruttati per guadagnarsi un reddito per sopravvivere, dipende dall’esito di uno stupido test meritocratico. Una prassi degna del peggior darwinismo sociale.

Come se non bastasse, il lavoro non è la naturale espressione dell’essere, ma ciò in cui esso si annulla, perché non scaturisce da una reale e sincera volontà, bensì da una costrizione attuata per mezzo dell’azione combinata di un potente ricatto economico e di incessanti processi di condizionamento mentale.

E poi c’è il problema della disoccupazione… Così, chi lavora è condannato a una sorta di non-esistenza, perché il lavoro è totalizzante e disumano, mentre chi il lavoro non ce l’ha, rischia la fame e la povertà, a meno che non appartenga a quella élite di sfruttatori parassitari, tipica dell’odierna società. Ci sembrerà ovvio di dover lottare per conquistare la libertà, ma come ci ricorda l’ex presidente della repubblica Sandro Pertini: «La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame».

Mancanza di giustizia socialeNon c’è problema – o forse sì? – perché in un mondo dove i lavoratori sono sfruttati da una élite parassitaria e i poveri muoiono di fame o a causa di malattie banali che non possono permettersi di curare, mentre i ricchi spendono migliaia di dollari per eliminare dei risibili inestetismi e per cercare di guarire dalle malattie causate dagli eccessi alimentari… possiamo essere assolutamente certi del fatto, che non solo non esiste la libertà, ma neanche l’ombra della giustizia sociale.

Son cose che succedono quando si sceglie di privatizzare le risorse, di attribuire la proprietà dei mezzi di produzione a una minoranza, e di competere inseguendo egoisticamente il proprio guadagno personale, invece di cooperare, mettendo insieme risorse, conoscenze e mezzi, guardando altruisticamente al benessere di ogni essere vivente.

Purtroppo viviamo all’apice del capitalismo, globalizzante e imperante, e si dà il caso che il capitalismo generi ingiustizia, sfruttamento e disuguaglianza sociale – ormai abbiamo evidenze empiriche a sufficienza, o no? – per questo urge un rimedio efficace. Fortunatamente una delle tante soluzioni è a portata di mano… Una semplice manovra che potrebbe risolvere rapidamente i numerosi problemi dell’odierna società: l’istituzione del ‘reddito di esistenza’.

Per chi non ne fosse al corrente, il reddito di esistenza consiste in un’erogazione monetaria elargita a intervalli di tempo regolari a tutti gli esseri umani, solo ed esclusivamente per il fatto di esistere, con un importo tale da assicurare un livello di vita dignitoso, indipendentemente dal fatto che si abbia un lavoro, dall’attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale, fin dalla nascita e per tutto il corso della vita.

Tutti gli individui dovrebbero, infatti, avere la certezza di poter vivere in modo dignitoso, solo ed esclusivamente per il fatto di essere umani e si dà il caso che il reddito d’esistenza, nella giusta ottica, rappresenti un ottimo strumento per concretizzare questo obiettivo fondamentale ancora oggi negato ai più, che invece dovrebbe essere posto a fondamento di ogni società di esseri umani civili ed evoluti.

A questo punto, dovete fare molta attenzione a non cadere nella trappola veicolata dal potere, per mezzo di taluni “esperti” che affermano di essere dalla parte del popolo: è di fondamentale importanza che il reddito d’esistenza venga concesso in modo incondizionato. Infatti, se la possibilità di ricevere questa somma di denaro, fosse legata all’obbligo di dover svolgere un qualche tipo di attività, allora si trasformerebbe in una nuova forma di schiavitù legalizzata, e così perderebbe le sue fondamentali connotazioni di strumento in grado di spingere il sistema verso la realizzazione dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della libertà.

La vera innovazione del reddito d’esistenza, consiste nello spezzare la ridicola e antiquata visione del passato, che afferma che per procurasi il denaro per vivere, si debba per forza lavorare; una concezione malsana che già oggi non è più utile, né necessaria, e lo sarà sempre di meno grazie all’avvento delle automazioni, che ridurranno progressivamente il bisogno di lavoro umano. Si tratta di incominciare a indicare la strada che condurrà alla nobile meta della libertà umana, anche dalla costrizione del lavoro. Non sarebbe un guaio iniziare proprio dal lavoro offerto da chi intende realizzare profitto asservendo i propri simili.

E qui bisogna fare attenzione per la seconda volta: se il reddito d’esistenza venisse concesso, ma la gestione della moneta restasse nelle mani di una élite, si potrebbe trasformare nell’ennesima arma ricattatoria al servizio del potere. Infatti, costoro potrebbero chiudere i “rubinetti” del denaro da un giorno all’altro, e così milioni di persone resterebbero senza soldi che, in un’economia monetaria, sono indispensabili per sopravvivere. Il ricatto è chiaro: se non fai ciò che voglio, io che possiedo le leve monetarie, ti sospendo il reddito d’esistenza e ti condanno alla povertà. Per questo, se si vuole realmente istituire il reddito d’esistenza, è di fondamentale importanza ripensare anche la gestione della moneta, strappandola dal controllo di una élite privata, in modo tale che quella forma di sussistenza in denaro, non possa essere negata all’umanità, per nessun motivo.

La certezza di ricevere un introito economico da usare per vivere, ottenuto a prescindere da tutto il resto, indurrebbe degli effetti decisamente positivi nell’ambito lavorativo, soprattutto per chi deve subordinarsi nei confronti dei detentori di capitale. Ogni essere umano che non si trova bene con il proprio lavoro, dovrebbe avere tutte le garanzie necessarie per mandare sonoramente a quel paese i propri sfruttatori, i superiori e i colleghi di lavoro, qualora lo ritenesse necessario, senza rischiare di cadere in disgrazia.

Esprimere se stessiIn un mondo a misura d’essere umano, il lavoro dovrebbe essere una libera, matura e volontaria espressione del proprio essere, non una costrizione – che annulla l’individuo e lo allontana dalla felicità – imposta dal sistema per mezzo di paure e ricatti. Così se qualcuno volesse condurre un’esistenza votata alla ricerca intellettuale, all’esplorare il mondo, all’arte o allo sport… dovrebbe essere libero di poterlo fare, avendo i mezzi economici necessari per farlo, in modo totalmente svincolato dalle costrizione lavorative.

La concessione del reddito d’esistenza consentirebbe il compimento di questi nobili obiettivi, senza contare che farebbe anche diminuire furti, delinquenza, drammi e malesseri psico-fisici correlati al non avere denaro a sufficienza per vivere e al dover svolgere per forza dei lavori frustranti, alienanti e totalizzanti.

Comprenderete anche come una simile iniziativa riuscirebbe immediatamente a risolvere fame e povertà. In definitiva, il reddito d’esistenza consentirebbe di realizzare una maggiore giustizia sociale e ad assicurare una più ampia libertà, creando le condizioni necessarie per un significativo aumento della felicità negli esseri umani. Ma tutto ciò è davvero possibile?

Cerchiamo brevemente di smentire le obiezioni più comuni sollevate a tal proposito. Sento già la classica tesi dell’insostenibilità economica di una simile operazione, un argomento che in realtà è del tutto inconsistente, perché non ci sono problemi legati a una intrinseca scarsità relativa al denaro, in quanto rappresentazione di un’entità meramente metafisica, che costa praticamente zero ed è potenzialmente infinita.

A dire il vero, il denaro per una simile manovra non dovrebbe neanche essere “stampato” perché è già disponibile, basterebbe redistribuire un po’ di ricchezza e smettere di spendere soldi per cose del tutto inutili e dannose, tipo: guerre, propaganda e pubblicità, tanto per citare solo alcuni esempi tra i più eclatanti. La questione si sposta su come riappropriarsi della sovranità monetaria e su come imporre una revisione della fiscalità generale, al fine di attuare un’azione redistributiva, ad esempio, introducendo una tassa sulle transazioni finanziarie.

La seconda critica, solitamente mossa dagli schiavi che vogliono rimanere tali, è che con il reddito d’esistenza nessuno sarebbe più disposto a fare i lavori detestabili. In realtà, i lavori che nessuno sarebbe più disposto a fare, per la legge della domanda e dell’offerta, nel giro di poco tempo sarebbero retribuiti con un compenso più elevato, e così qualcuno tornerebbe a svolgerli. Del resto, non si capisce perché i lavori peggiori debbano essere anche i meno retribuiti, mentre quelli piacevoli o oziosi debbano essere i più retribuiti, è chiaro che in un mondo “normale” dovrebbe essere il contrario!

Altri, invece, si spingono addirittura ad affermare che nessuno sarebbe più disposto a lavorare, il che è una chiara assurdità, perché già oggi ci sono moltissimi esseri umani che lavorano addirittura senza essere pagati svolgendo un’importante opera volta all’utilità sociale per mezzo del volontariato. Ma anche se fosse, io affermo che sia giusto così, perché ciascuno dovrebbe essere totalmente libero di poter scegliere se lavorare oppure no, pur potendo disporre di beni e servizi necessari per poter vivere dignitosamente, a prescindere da questa scelta.

Com’è possibile? Con l’odierna tecnologia. Ora vi spiego… Dato che con il reddito d’esistenza nessuno rischierebbe di morire di fame a causa della disoccupazione, finalmente l’umanità potrebbe iniziare ad automatizzare e delegare il lavoro ai robot e ai moderni sistemi d’intelligenza artificiale in tutta tranquillità. Negli ambiti in cui ciò non fosse possibile, il lavoro umano residuo potrebbe essere maggiormente retribuito e così le persone troverebbero un motivo più che sufficiente per svolgere ciò che è necessario, così come hanno sempre fatto anche quando il lavoro era malpagato.

Benessere collettivo e giustizia socialeSi potrebbero produrre beni e servizi durevoli e di elevata qualità per tutti, in modo pressoché automatizzato, concedendo un reddito d’esistenza sufficientemente elevato da consentire di poterli acquistare. Con un rinnovato sistema socio-economico volto al benessere collettivo, piuttosto che al profitto elitario, si potrebbe porre fine alla povertà, segnando la strada per la totale eliminazione dell’obbligo del lavoro umano. Lo slogan del nuovo millennio potrebbe diventare: «il lavoro alle automazioni, la libertà agli esseri umani», e così l’umanità potrebbe portare a termine l’obiettivo di assicurare benessere materiale e libertà per tutti. Ma allora perché il reddito d’esistenza non viene istituito?

Tutto ciò sarebbe certamente possibile e anche facilmente attuabile se malauguratamente non si scontrasse prepotentemente con le esigenze di potere, ricchezza e dominio delle élites. La certezza di ricevere un reddito d’esistenza metterebbe in una chiara posizione di forza i lavoratori, che così andrebbero a intaccare i profitti di tutta quella nutrita schiera di sfruttatori parassitari, nota ai più con il termine di capitalisti.

Il reddito d’esistenza libererebbe l’umanità dall’obbligo di dover lavorare alle condizioni che gli vengono imposte, la massa non avrebbe più paura e così potrebbe ritrovare coraggio, forza e lucidità mentale necessari per rimettere in discussione l’ordine delle cose, il tutto a discapito di chi oggi detiene ricchezza e potere.

Il reddito d’esistenza getterebbe le basi per un processo rivoluzionario in rotta di collisione con l’attuale modello socio-economico capitalistico basato sul libero mercato. Ecco perché chi detiene il potere agirà in tutti i modi affinché non venga mai concesso all’umanità. Sta a noi, che siamo il 99%, fare in modo che il reddito d’esistenza diventi realtà.

Tratto dal saggio “L’illusione della libertà” di Mirco Mariucci

Puoi acquistare o scaricare gratuitamente la raccolta completa delle riflessioni di Mirco Mariucci al seguente indirizzo: http://utopiarazionale.blogspot.it/p/lillusione-della-liberta.html

Fonte: http://utopiarazionale.blogspot.it/2015/11/perche-chi-detiene-il-potere-non.html

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