Il Ritorno di “Moloch”: la Civiltà che Sacrifica i Suoi Innocenti per Nutrirsene
Nell’antichità Moloch rappresentava il potere che si nutre dell’innocenza.
Le cronache raccontano di fuochi accesi nella notte, di offerte gettate tra le fiamme mentre il rumore dei tamburi copriva le grida.
Oggi non ci sono più altari visibili né fuochi arroventati: le dinamiche si nascondono dietro guerre, traffici, abusi coperti dal silenzio e dalla complessità della società. Il sacrificio dei bambini rimane, ma prende forme più sottili, più diffuse, più difficili da riconoscere.
Chi sono i veri padroni del mondo, quelli che decidono chi è sacrificabile e chi no? Le tradizioni esoteriche parlano di questo processo come di una inversione: ciò che dovrebbe essere sacro viene violato e ciò che è oscuro viene alimentato, ora come allora.
In molte tradizioni esoteriche, l’infanzia rappresenta uno stato energetico puro e potente: la coscienza ancora non filtrata dalle paure, dalle maschere sociali e dai compromessi dell’ego. I bambini incarnano una luce intensa, fragile e incontaminata, e colpire questa innocenza significa interrompere brutalmente un flusso naturale, liberando emozioni primordiali, paura, disorientamento, dolore, che non restano confinate all’individuo, ma si diffondono nel campo collettivo.
La paura di un bambino, assoluta e senza difese, è una vibrazione intensa che alcune correnti esoteriche associano al basso astrale, un livello della coscienza dove si accumulano le energie più dense, oscure e nutritive per certi archetipi o entità parassitarie. In questa chiave simbolica, l’innocenza violata poi ingurgitata diventa terreno fertile per il potere del male, e l’archetipo di Moloch, quel meccanismo antico che si nutre della luce più pura proprio per espandere l’oscurità e continuare a sopravivere.
Negli ultimi anni alcune vicende sembrano riportare l’attenzione proprio su questo punto oscuro dell’anima collettiva. Dalle ombre emerse nel caso di Jeffrey Epstein fino alle devastazioni dei conflitti contemporanei, i bambini tornano al centro di scenari che dovrebbero far tremare qualsiasi coscienza. Non sono soltanto vittime collaterali. Sono il segnale più crudele di un limite che è stato superato. Quando l’innocenza viene travolta, violata ed ingurgitata a scopo di lucro non è soltanto una tragedia individuale: è una ferita nella coscienza collettiva, un segno che qualcosa si è spezzato.
Quando l’orrore smette di scandalizzare, quando la violenza contro l’innocenza diventa una notizia tra le tante, il confine morale si sposta. Lentamente. Inesorabilmente. Ciò che ieri sarebbe stato impensabile diventa prima tollerabile, poi normale. Ma chi osserva queste dinamiche senza conoscerne le radici oscure subisce un cambiamento silenzioso nella psiche. Essere testimoni di tali violenze genera un riverbero interno: parte della coscienza si abitua a tollerare l’intollerabile, il senso di impotenza si accumula, e l’anima si annebbia davanti a ciò che un tempo avrebbe suscitato rabbia o ribellione.
Così, anche chi non partecipa attivamente al male finisce per esserne influenzato: la psiche assorbe frammenti di terrore e impotenza, che senza consapevolezza possono nutrire paure profonde, insidie interiori, e persino una complicità silenziosa.
Forse la domanda più inquietante non è se Moloch esista ancora. Forse la domanda è un’altra: se nel mondo moderno abbiamo semplicemente imparato a nasconderlo meglio, e se chi osserva senza comprendere finisce, senza saperlo, per nutrirne la stessa oscurità.
Fonte: https://www.facebook.com/profile.php?id=100064719394901










































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