Tra Limitazione della Coscienza e Richiamo dell’Infinito
di Yvan Poirier
Oggi viviamo una condizione umana particolarmente lucida, quasi inquietante da osservare: quella di una coscienza frammentata, separata dalla sua fonte originaria e mantenuta in uno stato di semi-veglia.

Gli esseri umani si evolvono così in una forma di letargia interiore, incapaci di accedere pienamente alla loro immensità multidimensionale. La realtà quotidiana assume quindi l’aspetto di una scena attentamente orchestrata, una matrice in cui la coscienza gioca un ruolo limitato, ben lontana dalla sua vera natura eterna.
In questo contesto, la nostra percezione di noi stessi e del mondo si riduce a quella dell’ego e di una mente condizionata, più reattiva che realmente consapevole. La memoria stessa appare troncata: scarso accesso al passato remoto, ancor meno a una visione completa dell’esistenza attraverso i suoi molteplici cicli. Emergono certamente alcune eccezioni, ma queste non fanno che sottolineare l’estensione del velo che avvolge la maggioranza.
Eppure, in un numero crescente di noi sta nascendo un movimento interiore: una ricerca, a volte inconscia, di una comprensione più ampia. Questo percorso, spesso definito spirituale, agisce come un rivelatore. Illumina i sottili meccanismi di schiavitù – paure, credenze, condizionamenti – che mantengono la coscienza in uno stato di dipendenza e oblio.
Man mano che questa esplorazione procede, emerge una chiara consapevolezza: siamo stati relegati a un ruolo secondario all’interno di una struttura limitante che plasma la nostra visione del mondo e di noi stessi. La società, con le sue regole, i suoi obblighi e i suoi schemi rigidi, contribuisce attivamente al mantenimento di questo equilibrio, rendendo difficile qualsiasi via di fuga senza apparenti conseguenze.
Di fronte a questa realtà, è essenziale un profondo pragmatismo. Non si tratta di confrontarsi direttamente con un sistema tentacolare, ma di collaborare con esso coltivando, interiormente, una nuova chiarezza. Perché la vera chiave sta proprio lì: non nello scontro esterno, ma nella graduale riconnessione con quella dimensione profonda dell’essere, quella che sfugge naturalmente alle strutture imposte.
Dietro l’osservazione di un confinamento persistente, dunque, emerge anche una luminosa apertura: quella di un possibile risveglio, di un ritorno a una coscienza espansa, capace di trascendere i limiti apparenti senza necessariamente combatterli direttamente.
In breve, è un invito a riscoprire chi siamo veramente, al di là del ruolo che interpretiamo.
Con tutto il mio indicibile amore, Yvan Poirier in Esprit Libre
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Fonte: https://pressegalactique.com/2026/04/25/entre-lenfermement-de-la-conscience-et-lappel-de-linfini/













































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