L’Amore per la Natura dei Nativi
di Monica Canducci
Secondo l’insegnamento sciamanico, la Natura, di cui siamo parte, è la nostra migliore maestra.

In qualità di “ricercatrice di conoscenza” interessata alla spiritualità, alla guarigione e all’antropologia, posso dire di essere stata benedetta dall’incontro con numerosi maestri spirituali, insegnanti, sciamani, guaritori, “uomini e donne medicina” provenienti da diverse parti del mondo e da differenti percorsi, dallo sciamanesimo al sufismo.
Con alcuni di loro ho lavorato per diversi anni, con altri meno, ma sufficientemente per poter raccontare qualcosa, sempre e soltanto con il loro permesso.
Il fattore comune che accomuna tutte queste persone è che non fanno differenza tra la loro vita e il loro percorso spirituale. Vivono la loro vita facendo del loro meglio per essere “esseri umani dignitosi”. Questo principio è presente in tutti i percorsi spirituali che ho sperimentato – in quelli che ho potuto solo sfiorare e in quelli che ho potuto approfondire – ma l’ho sentito espresso in modo inequivocabile e diretto per la prima volta solo dopo il mio trasferimento in Canada.
Fin da bambina ho provato una profonda attrazione nei confronti della Natura e verso gli insegnamenti dei Nativi americani. Quando mi sono trasferita in Canada, a Montreal, in Quebec, ho ritenuto naturale avvicinarmi agli insegnamenti del popolo Algonchino, la popolazione indigena che tradizionalmente viveva nel Quebec occidentale e nell’Ontario.
Avevamo traslocato da poco quando scoprii che questi insegnamenti venivano trasmessi in occasioni specifiche dal capo ereditario e uomo di medicina Dominique (Twaminik) Rankin e da sua moglie, Marie-Josée Tardif.
La Figura dello Sciamano
La prima cosa che ho imparato, e da questa tutto quel che segue, è che il termine “sciamano” non è corretto quando viene utilizzato in riferimento alle tradizioni dei nativi d’America. Presso i nativi dell’America del Nord, i termini corretti per riferirsi alle figure di riferimento nel campo della guarigione e della guida spirituale sono uomo (o donna) di medicina.
Ogni aspetto ed espressione della Natura costituisce “medicina”, da un punto di vista pratico (le piante officinali, certe sostanze secrete dagli animali) o simbolico (il significato simbolico di piante, animali, elementi della Natura, corpi celesti, etc.). L’uomo e la donna di medicina conoscono, custodiscono e trasmettono questi segreti attraverso la loro pratica e i loro insegnamenti, nel pieno e profondo rispetto della Natura. Infatti, secondo la tradizione Algonchina, l’essere umano non é superiore alla Natura, ma ne é il custode. Quindi è responsabile del mantenimento dell’equilibrio naturale delle cose.
Abbiamo una Responsabilità nei Confronti del Nostro Pianeta
A mio avviso questo punto di vista è profondamente interessante e può aiutarci a riformulare il nostro rapporto con noi stessi, con i concetti di “guarigione” e “spiritualità”, e con l’ambiente. Siamo parte di un ecosistema e dovremmo ricoprire un ruolo di responsabilità nei confronti del nostro pianeta e di noi stessi.
Possiamo fare buon uso della Natura, mantenendo il pieno rispetto per essa. Gli Algonchini non sprecano nulla, sono estremamente consapevoli e rispettosi dell’equilibrio tra tutte le specie viventi, nel regno vegetale e animale, e del loro equilibrio con il genere umano. Utilizzano tutto quello che la Natura offre, facendo del proprio meglio per non “offenderla” – come, per esempio, raccogliere l’olio di castoro dalla propria pelle, immergendosi nel fiume vicino ai castori e, una volta usciti, “raschiare” l’olio, che forma una pellicola sull’acqua, dal proprio corpo, per raccoglierlo.
C’è una grande differenza tra fare buon uso della Natura e sfruttarla. Farne buon uso significa prendere piena responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni. Sento spesso le persone lamentarsi del capitalismo come del problema principale del nostro mondo, ma sono più propensa a credere che il materialismo, l’attaccamento e il consumismo siano alla base di tutto ciò che mette a repentaglio il nostro pianeta.
“Ci Chiamavano Selvaggi”
Consiglio a tutti la lettura del libro scritto da Dominique Rankin e Marie-Josée Tardif, “La Profezia dei Sette Fuochi”, (titolo originale “On nous appelait les sauvages”, Ci chiamavano selvaggi). Altro che selvaggi… Noi, i falsi “civilizzati”, abbiamo perso la prospettiva che ci vede parte integrante del mondo, e con essa la prospettiva sulle conseguenze delle nostre azioni. Siamo diventati miopi e gretti, concentrati solo sui benefici a breve termine, e abbiamo smesso di pensare alle conseguenze delle nostre azioni nel lungo termine. Anche questo suona materialista, perché se avessimo mantenuto una prospettiva spirituale avremmo agito con più rispetto verso qualsiasi cosa e verso chiunque.
Abbiamo davvero bisogno di tutto ciò a cui rincorriamo? E quante delle nostre scelte sono dettate dalla paura di morire e della morte? E se la morte fosse davvero percepita come una transizione verso uno stato e una dimensione diversi?
Temiamo la morte più di ogni altra cosa e la combattiamo così fortemente che investiamo miliardi solo per trovare modi per allungare la nostra vita fisica. È questo il senso della nostra esistenza, il nostro obiettivo principale? La durata o invece la qualità della vita, comprese le relazioni e i rapporti umani, che risiede nel rispetto dell’equilibrio tra i nostri bisogni fisici e spirituali? O siamo così spaventati da ciò che si appare sconosciuto, che vorremmo controllare tutto?
La Natura sarebbe la nostra migliore maestra se non fossimo così disconnessi da essa. In quanto esseri umani, non siamo progettati per lo stile di vita che abbiamo creato negli ultimi secoli. Abbiamo perso il contatto con i nostri cicli naturali interiori. La Natura fa sempre parte di noi, ma la tecnologia che abbiamo sviluppato, soprattutto nel campo dei viaggi e delle comunicazioni, rende tutto troppo veloce per il nostro sistema nervoso, che si sente facilmente sopraffatto dalla quantità di stimoli e informazioni che riceviamo costantemente.
Nella nostra società, ogni stagione è uguale all’altra, quindi per la maggior parte di noi le attività quotidiane si susseguono, indipendentemente dalla stagione e dalla fase lunare che stiamo attraversando. Presso i Nativi americani, la “ruota di medicina” integra la ciclicità delle stagioni e delle fasi lunari.
Il nostro corpo è progettato per riposare di più quando le ore di luce diminuiscono durante l’anno e per essere più attivo quando le ore di luce aumentano. Ma il modo in cui la nostra società è strutturata, e con essa la maggior parte delle sue attività, richiede una produttività costante, indipendentemente dal fatto che il nostro corpo richieda una maggiore attenzione al suo design.
Non Seguendo i Ritmi Naturali, la Nostra Salute Soffre della Mancanza di Equilibrio
Ecco perché i “miglioramenti” apportati dalle nostre innovazioni sono accompagnati da un aumento delle malattie dovute allo stress. La nostra salute soffre della mancanza di equilibrio. La nostra società si basa sul rimpiazzare ciò che non funziona per garantire la produttività. Ma questa produttività, alimentata dal consumismo, non tiene conto dei cicli della Natura, compresi i nostri cicli naturali interiori.
Per quanto riguarda la nostra salute, invece di cercare di aggiustarci quando cominciamo a mostrare segni di cedimento, potremmo iniziare a impegnarci per riconoscere la necessità del nostro corpo di rispettare l’equilibrio naturale.
Nelle tradizioni in cui l’essere umano è considerato parte della Natura e responsabile del suo equilibrio, ogni individuo si sente parte di questo equilibrio naturale, quindi le malattie e perfino la morte sono considerati eventi naturali: non qualcosa da combattere, ma qualcosa da comprendere come parte dell’equilibrio e della costante trasformazione che è la Vita stessa.
Le persone che vivono ancora secondo queste tradizioni sanno perfettamente che la Natura a volte può apparire spietata, ma non hanno mai pensato di controllarla per combattere i suoi fenomeni. Si sono concentrati sulla ricerca di modi e strategie per affrontare questi fenomeni e relazionarsi con essi, rispettandone l’equilibrio e continuando a considerare sé stessi (gli esseri umani) parte della Natura e non superiori ad essa.
La nostra società invece si basa grandemente sul controllo, sul dominio, sulla sottomissione e sullo sfruttamento della Natura invece che sul rispetto del suo intrinseco equilibrio. Questo vale anche per il rapporto che abbiamo con il nostro corpo: invece di trovare modi per migliorare il nostro equilibrio per proteggere la nostra salute, continuiamo a lottare per controllare ciò che ci accade e cerchiamo di risolvere i sintomi invece di guardare alle loro cause e prenderci cura del quadro generale.
La Nostra Disconnessione dalla Natura Riflette la Disconnessione dalla Spiritualità
La nostra disconnessione dalla Natura riflette la nostra disconnessione dalla spiritualità, quella forma genuina di spiritualità che non ha bisogno di religione o dogmi, né di un insieme specifico di credenze, ma solo del sentimento di appartenenza a un ordine e a un equilibrio sacri, più grandi del singolo individuo stesso. Spesso, per rimediare alla nostra mancanza di sacralità nel quotidiano, rincorriamo quello che si sembra “spirituale” cercando disperatamente di rassicurarci sull’immortalità del nostro spirito.
Sembra infatti che lo stile di vita promosso dalla nostra società sia governato dalla paura. Paura delle perdite, della malattia, del dolore, della morte. Reagiamo costantemente alle emergenze, cercando di risolvere problemi anziché prenderci cura di noi stessi proteggendo l’equilibrio tra noi stessi e il mondo che ci circonda. Ma la paura ci tiene disconnessi dalle nostre risorse, dalle nostre risorse naturali, intrinseche, le stesse risorse che possono aiutarci a guarire, o a non ammalarci.
Quando ci arrendiamo a un ordine più grande, e ci fidiamo di esso, allora possiamo iniziare a sentirci al sicuro, e a riconnetterci con quella Natura che ci appartiene e alla quale apparteniamo.
La Natura è Maestra, Sorgente di Ogni Medicina
Infatti non siamo solo una parte della Natura. Siamo fatti di essa. La Natura è ciò che ci costituisce: solo quando la consideriamo come una maestra, come alla sorgente di ogni “medicina”, allora ne cogliamo anche l’aspetto profondamente spirituale. La Natura è una maestra incomparabile quando si tratta di comprendere la propria natura interiore, la propria essenza o il proprio vero sé. Quando iniziamo a imparare dalla Natura, osservando il microcosmo e il macrocosmo, iniziamo a capire che ci è concesso di essere ciò che siamo, chi siamo, senza alcun giudizio. In Natura non esistono il “bene” e il “male”. Non esiste il “giusto” o “sbagliato”. Esiste solo l’equilibrio che nasce dalla trasformazione eterna.
La Natura è completa. Include tutti gli Elementi, tutte le forze opposte che danzano per perpetuare la Vita. La Natura è un modello di integrazione, quindi osservandola e ricollegandoci ad essa dall’interno faciliteremo il nostro cammino sulla via di una spiritualità che trascende e connette ogni religione.
Possiamo iniziare con qualcosa di semplice. Concedendoci, ad esempio, il riposo quando ne abbiamo bisogno, evitando di sforzarci troppo quando sentiamo che le nostre energie non sono sufficienti per proseguire, e riconoscendo quando abbiamo bisogno di nutrimento, a qualsiasi livello, nel corpo o nell’anima. Il rispetto per la Natura nasce da dentro, dal rispetto di sé, del proprio corpo, strumento sacro di espressione del nostro spirito.
Gli Insegnamenti di Chomis Twaminik e Kokom Mari-Jo
Recentemente, Chomis (Nonno) Twaminik e Kokom (Nonna) Mari-Jo hanno iniziato a diffondere i loro insegnamenti online, e a viaggiare sempre più spesso in Europa per trasmettere la loro saggezza, a volte anche in Italia. Da loro ho imparato tante cose in questi anni. Tra le tante, ho compreso che potevo smettere di portare i pesi degli altri sulle mie spalle e ho iniziato a restituirli a coloro a cui appartenevano.
E ho imparato a dare a me stessa tutto il sostegno, il nutrimento, l’attenzione e la cura di cui ho bisogno per percorrere il mio cammino. Perché mi hanno aiutata a riconoscere che aprendomi al ricevere, e donando prima a me stessa, posso dare agli altri molto di più.
Ecco perché concludo questa riflessione citando le parole di Nonno e Nonna Dominique Rankin e Marie-Josée Tardif: “Date prima di tutto a voi stessi e nutritevi d’amore. Se non sappiamo rispettare noi stessi, non possiamo rispettare gli altri e la Natura”.
Riferimenti: “La Profezia dei Sette Fuochi” di Dominique Rankin e Marie-Josée – Amrita ed.
Articolo di Monica Canducci (Formatrice, coach, educatrice nel campo dello sviluppo personale)
Fonte: https://www.karmanews.it/48506/lamore-per-la-natura-dei-nativi/










































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