Il Cervello Genera la Coscienza o si Limita a Filtrarla?
di Luca Cantarini
C’è un esperimento degli anni ’40 che la neuroscienza non ha ancora del tutto spiegato.

Prima di introdurre questo esempio, una premessa doverosa: la ricerca sperimentale di metà Novecento si serviva spesso di pratiche sugli animali che oggi, giustamente, nessun comitato etico approverebbe, e che personalmente, essendo un amante degli animali, non condivido nel metodo. Ne riporto qui solo il risultato scientifico, perché resta un dato che la neuroscienza contemporanea non ha mai del tutto superato.
Negli anni ’40, il neuroscienziato Karl Lashley condusse una serie di esperimenti sui topi nel tentativo di individuare la sede fisica esatta della memoria nel cervello. Il risultato fu sorprendente: qualunque cosa provasse, non riuscì mai a trovare un punto preciso in cui un ricordo fosse conservato. Il ricordo si sfocava gradualmente, mai da un punto specifico, come se non fosse mai stato immagazzinato in un unico luogo.
Se la memoria fosse immagazzinata come un file su un hard disk, tagliare il settore giusto avrebbe dovuto cancellarla in modo netto. Non si è comportata così: si è comportata più come un segnale radio che perde potenza quando si danneggia il ricevitore, piuttosto che come un file cancellato da una posizione specifica.
Questo singolo risultato non ribalta la neuroscienza, ma è uno dei diversi dati genuinamente anomali che stridono con l’assunto standard secondo cui il cervello fabbrica la coscienza come un artigiano produce un oggetto. Esiste un’alternativa più antica, e più silenziosa, che merita di essere presa sul serio: che il cervello non generi la coscienza, ma la filtri, così come una radio non crea la musica che trasmette, ma sintonizza un segnale che esiste già altrove e lo traduce in qualcosa che possiamo ascoltare.
La migliore obiezione del materialismo a questa idea è legittima: se il cervello fosse un semplice ricevitore passivo, perché danneggiare regioni specifiche distrugge funzioni così precise? Colpisci l’ippocampo, e perdi la capacità di formare nuovi ricordi, seda l’intero cervello, e la coscienza si spegne del tutto. Questo assomiglia molto più a una generazione che a una ricezione.
La risposta più solida tratta il cervello meno come una semplice radio e più come un dispositivo locale che rende visibile un flusso di dati molto più ampio: un client di un videogioco online che riceve informazioni da un server remoto, non una fabbrica che costruisce il gioco da zero. Rompi la scheda grafica, e il mondo di gioco sul server non smette di esistere; quello che si rompe è la tua resa locale di quel mondo, esattamente nei modi specifici legati a cosa si è danneggiato. Danno localizzato, perdita di funzione localizzata, ma non necessariamente perché il segnale stesso sia stato distrutto.
Il caso più difficile per la generazione pura non è filosofico, è clinico, e ha un nome: lucidità terminale. Il dottor Alexander Batthyány, dell’Università di Vienna, ha documentato casi di pazienti in stadio avanzato di Alzheimer (persone che hanno perso la capacità di parlare, di riconoscere i propri figli, i cui esami cerebrali mostrano un deterioramento grave ed esteso) che recuperano improvvisamente piena lucidità nelle ore o nei minuti prima della morte. Riconoscono i familiari. Sostengono conversazioni coerenti. Si accomiatano per poi morire.
Se la coscienza è interamente fabbricata dal tessuto neurale, una fabbrica gravemente danneggiata non dovrebbe essere in grado di produrre un prodotto finale impeccabile proprio prima di spegnersi completamente. Se la coscienza è invece un segnale che il cervello sta filtrando, emerge un quadro leggermente diverso: mentre l’hardware cede completamente, il filtro stesso (qualunque meccanismo normalmente sopprima e restringa il segnale a ciò che serve per la sopravvivenza quotidiana) smette per un momento di ostacolarla, invece di fabbricare disperatamente un ultimo picco di funzione da un tessuto che non può più sostenerlo.
Non sto chiedendo a nessuno di accettare questa come una tesi definitiva. Non lo è, e cerco di essere rigoroso su questa distinzione anche nei miei scritti: c’è una differenza reale tra un’ipotesi che spiega in modo coerente un insieme di dati anomali e un’ipotesi che è stata effettivamente dimostrata. Esistono anche spiegazioni materialiste per la lucidità terminale (un ultimo picco compensatorio di attività neurale, per esempio), e meritano di essere prese sul serio, non liquidate.
Quello su cui vorrei far riflettere è l’assunto, spesso trattato come scienza consolidata invece che come teoria di lavoro, secondo cui la domanda “il cervello genera la coscienza” sia chiusa. La correlazione tra stati cerebrali e stati mentali è reale, stretta, ben documentata: questo non è in discussione. Quello che resta genuinamente aperto è se quella correlazione dimostri la generazione, o se sia ugualmente compatibile con un processo di filtraggio che non abbiamo ancora gli strumenti per testare del tutto.
Lashley non trovò mai l’engramma. La lucidità terminale non ha ancora una spiegazione materialista pulita che renda conto di ogni caso. Nessuno dei due fatti dimostra il modello del filtro, ma sono il tipo di fili sciolti che, se tirati con onestà, suggeriscono che la storia della coscienza potrebbe non essere così conclusa come viene spesso presentata.
Nel mio libro, io cerco di dare una chiave di lettura diversa che provi a dare un senso a questi fenomeni, quantomeno controversi, ripeto, non una spiegazione scientifica, ma un esperimento mentale.
Approfondisco questa ipotesi molto più in dettaglio, insieme a fisica quantistica, ricerca sulle esperienze di premorte e neuroscienza del Default Mode Network, nel mio libro Il Codice dell’Esperienza, pubblicato su Amazon.
Articolo di Luca Cantarini
Libro: Il Codice dell’Esperienza, disponibile su Amazon https://www.amazon.it/CODICE-DELLESPERIENZA-coscienza-quantistica-esperienze-ebook/dp/B0HFPWBZ27
Edizione inglese: The Code of Experience, uscita di recente anche sul mercato americano https://www.amazon.com/CODE-EXPERIENCE-hypothesis-consciousness-experiences-ebook/dp/B0HDKBSZH1
Profilo Goodreads: https://www.goodreads.com/user/show/38805124
LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/luca-cantarini-1a8344431/ (in perfezionamento)
Fonte: https://www.fisicaquantistica.it/





































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