La “Sinistra” Idiozia della Censura
di Matteo Fais
Vi è un aspetto su cui la Sinistra contemporanea, a livello mondiale, continua ostinatamente a prendere una cantonata dietro l’altra: ogni volta che tenta di cancellare qualcosa, questa diventa improvvisamente interessante.

È il principio di Streisand, quello per cui ogni manovra volta a censurare o nascondere un’informazione finisce per amplificarla, ma applicato alla politica. In tal senso, non c’è ufficio marketing più efficiente dell’indignazione progressista.
L’ultimo esempio è “Citizen Vigilante”, film del 2026 scritto e diretto da Uwe Boll, autore di nicchia, ai più ignoto, che ha scatenato una miriade di proteste, appelli, richieste di boicottaggio e accuse preventive. Un’opera che, probabilmente, avrebbe avuto una circolazione limitata tra gli appassionati del genere. Invece, grazie alla mobilitazione dei professionisti dell’antifascismo permanente, è diventata una curiosità a livello internazionale, fino a essere rilanciata da quello squalo senza remore di Elon Musk.
Persino chi non ne aveva mai sentito nominare l’autore e il lavoro in questione ha iniziato a sospettare ci fosse un serio motivo per cui desse tanto fastidio – e, in effetti, un motivo c’è, ovvero il tema dell’immigrazione, a causa del quale, in Germania, gli è stato negato il visto per la proiezione nelle sale. Purtroppo per lei, la Sinistra attuale non è così arguta da capire che la censura non elimina un’idea, anzi le fa pubblicità.
Il caso tutto italiano del generale Vannacci è ancora più emblematico. Prima del suo libro, l’uomo era noto quasi esclusivamente negli ambienti militari. Poi sono arrivate le richieste di rimozione, gli editoriali scandalizzati, i talk show indignati, le interrogazioni parlamentari, i processi morali celebrati sui giornali. Il risultato è consistito in milioni di copie vendute, la notorietà nazionale e una carriera politica che difficilmente avrebbe conosciuto una simile accelerazione senza l’intervento dei suoi avversari.
Il fronte progressista continua a comportarsi come quei genitori che proibiscono a un adolescente una qualsiasi pratica o attività, con il risultato che questo, il giorno dopo, ha coinvolto metà della sua classe in qualche impresa estrema e pericolosa. Il meccanismo psicologico è elementare, si sa: l’essere umano è attratto da ciò che gli viene presentato come proibito. Se qualcuno vuole impedire di vedere un film o leggere un libro, la prima domanda che ci si pone non è se sia bello o meno, ma perché faccia così paura. E, quando la risposta che si riceve è una sfilza di etichette che variano da “fascista”, “razzista”, “omofobo”, “pericoloso”, “tossico”, senza quasi mai entrare nel merito, la curiosità non fa che aumentare, perché le persone non sopportano di sentirsi dire cosa possono o non possono leggere, vedere, fare.
È una dinamica antica quanto il mondo: i libri messi all’Indice sono diventati classici e gli autori perseguitati sono stati letti più dei loro censori. Ogni proibizione fa sorgere il sospetto che ciò che è interdetto celi in sé una verità nascosta.
La Sinistra sembra non imparare mai. Evita accuratamente il confronto sostituendolo con la delegittimazione morale. Non risponde agli argomenti: tenta di espellere l’interlocutore dalla comunità dei parlanti. Il problema è che una democrazia liberale non può funzionare così. Le idee, come gli uomini, si confutano, non si possono zittire all’infinito. La censura tramuta le vittime in martiri e questa è quasi sempre la scelta più stupida possibile che si possa compiere a livello politico, perché il martirizzato gode di un vantaggio enorme: non ha più bisogno di dimostrare di avere ragione, gli basta far notare che qualcuno vuole impedirgli di parlare. Oggi, in un’epoca dominata dalla sfiducia verso media, istituzioni e autorità culturali (“i professoroni”), ciò basta ad attirare presso di sé enormi fette di consenso.
C’è poi un’altra illusione, forse ancora più ingenua: credere che la cultura possa essere sterilizzata. Come se fosse possibile decidere quali film possano essere proiettati, quali libri possano essere pubblicati, quali opinioni abbiano diritto di cittadinanza. Si tratta di un riflesso paternalistico: l’idea che il cittadino sia un soggetto fragile che necessita di essere protetto da narrazioni pericolose.
Ma è proprio questo atteggiamento che produce l’effetto opposto, per cui ogni divieto diventa una prova, dietro cui si cela la convinzione per cui, se qualcuno vuole censurare, allora presumibilmente c’è una verità da nascondere. Non importa che sia così oppure no, conta solo la percezione – e, com’è noto, oggi più che mai, la politica vive di percezioni, soprattutto percezioni di pancia.

Forse la Sinistra dovrebbe recuperare una vecchia lezione del liberalismo: la libertà di parola non serve a proteggere le idee che ci piacciono, ma soprattutto quelle che detestiamo. Altrimenti il rischio è continuare a fare ciò che ormai sembra essere diventata la sua specialità: trasformare ogni avversario in un fenomeno editoriale, cinematografico o elettorale. Il tutto con la paradossale conseguenza di diventare, senza volerlo, il più efficace agente pubblicitario della Destra italiana.
Certo, poi, ci sarebbe da dire che la democrazia, con buona pace degli idioti di estrema Destra, non dovrebbe tollerare le posizioni più estreme, pena aprire alla possibilità che la tolleranza si rovesci nel suo contrario – ma loro gongolano felici dicendo “Avete visto, avete visto, anche loro censurano come la peggiore dittatura”, come se fosse la stessa cosa reprimere chi vuole la fine della democrazia e chi invece persegue quest’ultima.
Il fatto è che, come ben noto, la Sinistra è tutto fuorché aliena all’estremismo e compatibile con la democrazia liberale. Probabilmente, senza una pulizia antropologica radicale, non si potrà mai vedere la fine di questo assurdo e patetico teatrino che, periodicamente, si ripropone.
Articolo di Matteo Fais
Fonte: https://ildetonatore.it/la-sinistra-idiozia-della-censura-di-matteo-fais/


















































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