I Palafrenieri
di Lorenzo Merlo
Il monopolio della cultura razionalista sull’immaginario e la fandonia della meritocrazia.

Monopolio
Il capo-famiglia illuminista della nostra cultura, è stato prolifico. I numerosi figli, nipoti e pronipoti naturali e acquisiti, quali il razionalismo, il meccanicismo, il materialismo, il positivismo, lo scientismo, il determinismo e il riduzionismo ne hanno mantenuto lo spirito irraggiando il pensiero e l’immaginario con l’idea che ogni aspetto della realtà potesse essere messo sotto calcolo, sotto controllo e quindi realizzando la prevedibilità.
Un mito razionalista per il quale è stata impiegata l’energia avuta a disposizione da numerose generazioni di ricercatori. Visto il contesto in cui sono vissuti, nulla di strano. Come biasimarli. Immersi in un mondo composto da oggetti materiali, tutti soggetti al principio di causa-effetto, tutti con proprietà proprie ed oggettive, sostenuto dalla ripetitività di molti eventi come per esempio il rimbalzo di una palla spinta a terra come fanno i cestisti, al pari del giogo di qualunque altra ideologia non avevano alternative.
L’idea di prevedere il comportamento di ogni aspetto del reale era una specie di missione alla quale nessun pazzo vi si sarebbe sottratto, sul cui successo si poteva scommettere e vincere. E a ragione. Infatti, tanto più si alza la capacità di calcolo e si riducono gli oggetti in campo, tanto più la prevedibilità tende a crescere e ad essere confermata e rispettata. Viceversa, in contesti metafisici-umani, caratterizzati da interazioni esponenzializzate verso numeri che inseguono l’infinito si generano spontanee nuove relazioni imprevedibili che obbligano i sacerdoti del controllo ad aggiornare i dati immessi nei sistemi algoritmici e la relativa potenza di calcolo.
Nella furia della salita al sapere – è questa la figurazione che diviene dall’idea positivista del mattoncino dopo l’altro, insistente rappresentazione dell’incedere umano nonostante il ripetersi brutale della storia, se non il suo peggioramento – sono stati travolti, cioè resi oggetti e dati, anche gli uomini e il loro pensare. Le ragioni di controllo, d’induzione di paura e di riduzione a consumatore non hanno più palizzate etiche, tutte scavalcate dai salti disumani del digitale.
Siamo quindi travolti da un’orda cognitiva che, con languida coercizione, ci irreggimenta e deforma a propria immagine e somiglianza ogni genere di pensiero, scartando e denigrando quelli non ammansibili. Una crociata d’annientamento dell’indipendenza intellettuale, aulica o da bar sport non fa differenza. Tutti siamo sospinti a succhiare il medesimo nettare che sgorga da ogni dove: scuola, famiglia, master, chiesa, giornalacci pornografici, tv non da meno, radio offensive, pubblicità a battuta perpetua, amici e nemici.
Così, uno dei risultati è che bimbi e adulti, molti cosiddetti scienziati inclusi, si nutrono dalla sola mammella cognitiva disponibile, che li cresce sotto l’egida che verità fa rima baciata con scienzah, È lo scientismo, la più fallace delle filosofie, ora cavalcate a spron battuto da aziende, commercianti, e potere economico.
Il lungo passaggio nel tubo culturale ci tritura l’immaginazione uniformando il pastone indistinto che ne risulta, trasformando pressoché chiunque in inconsapevoli scudieri di catafratti al comando del più grande partito razzista in quanto radicale nel suo criterio selettivo. Razzista come se le idee avessero tra loro natura e diritto differente, tanto da poterne stilare una gerarchia perfetta. Come se la loro proprietà fosse di chi le esprime. Un’ottusità preclara che svela l’incantesimo dell’ego in cui è intrappolato chi la stila e chi la rispetta.
La sostanza è facile da riassumere. È modalità comune macchiare tutti i contesti col grasso dei lumi, buono per far girare pistoni e bielle, ma inefficace e altamente dannosa come una motonave fuori controllo in porto quando applicata alle dimensioni sottili a mezzo delle quale ci relazioniamo al mondo. Talmente immateriali che nessuna rete, tantomeno a strascico, può catturare.
Meritocrazia

Sembra banale, anzi lo è, ma in pratica è un grande segreto. Ne è campione il concetto e strumento detto meritocrazia. Un grezzo attrezzo, una clava con la quale si ritiene di eludere il nepotismo – e fin qua potremmo condividere – e dare il giusto merito alle competenze effettivamente acquisite dalle persone. Ma, se non positivisticamente parlando, è qui che viene meno la presunta superiorità del criterio meritocratico. Come essere meritocratici – ne possono essere il soggetto i docenti, i sistemi, le istituzioni, i club, ecc – senza aver arbitrariamente adottato griglie di valutazione e protocolli compiacenti al proprio intento? Criteri di selezione che per antonomasia non possono che tener conto del livello specifico dimostrato dai selezionandi. E che, contemporaneamente escludono coloro che non lo dimostrano – e, questo è il punto – indipendentemente dalle doti che mostrerebbero se il processo di educazione/apprendimento non fosse stato dozzinale, per lo più mai estetico, adatto alla maggioranza normale, ma inadatto a questi, minoranza razziata dal riguardo che meriterebbero.
L’apprendimento è un processo individuale fondato sulla relazione con le persone, gli argomenti e le discipline. Se per buona parte risulta soddisfacente la più diffusa modalità a mezzo della quale esso avviene, che potremmo chiamare a-personale, per alcuni tale modalità è totalmente sterile.
In funzione di come la relazione viene vissuta – soddisfacente/insoddisfacente, piacevole/spiacevole – dalle parti (persone, concetti, oggetti), in campo pedagogico-formativo, terapeutico-evolutivo e psicomotorio il principio meritocratico passa da efficiente a inefficace, mentre resta per lo più eccellente, in ambito selettivo-addestrativo.
Il principio della meritocrazia ha abbagliato le persone desiderose di stare dalla parte del giusto al pari di quanto sia accaduto con sostenibilità, impatto zero, economia circolare (ma anche inclusività sfrenata, cancellazione delle identità e delle culture). Palliativi buoni per allungare il brodo, che resta comunque esiziale.
Ancora figurativamente parlando, l’applicazione della modalità meccanicistica al territorio umanistico si palesa come una grave incompetenza della presunta intelligenza razionalista, una scatola dal carattere etico, come tutte vuota di empatia estetica. È un’immagine che esprime il tentativo di una cultura e dei suoi palafrenieri di rinchiudere l’infinito delle persone entro la scatoletta dei suoi saperi e ragionamenti.
Articolo di Lorenzo Merlo
Fonte: https://www.fisicaquantistica.it/
Libri di Lorenzo Merlo:
Sul fondo del barile
Primiceri Editore, Ottobre 2018
Un libro forse solitario che prova a fare il punto sulla situazione attuale, sul sincretismo tra Tradizione e Scienza quantistica, per sostenere come la via verso consapevolezza si stia facendo strada nella cultura occidentale un tempo solo materialistica. E per fare presente che anche in un momento di degrado generale possiamo trovare la linfa per compiere un passo verso ciò che i buddhisti chiamano liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. Ovvero un passo evolutivo per avvicinarci alla realizzazione di sé e perciò di una società più corrispondente a quella che tutti abbiamo in mente.
Senza dire Io
Vivere, parlare, pensare Senza dire Io – Interviste a uomini come noi
Postfazione Paolo Lissoni – Primiceri Editore, Marzo 2021
Il libro si compone di due interviste a Paolo D´Arpini e Marco Baston, nonchè della Postfazione di Paolo Lissoni. Tre uomini per altrettante ricerche umanistiche di forma fortemente diversa tra loro, ma di sostanza identica, in quanto relativa all´evoluzione individuale/sociale.
AFGHANISTAN
Fede cuore ragione.
Victoryproject book, Milano, 2011
È un libro fotografico. Dedicato soprattutto ai sentimenti. Storie di persone che l'empatia sa riconoscere da ogni sguardo.
È un libro pieno di domande. La verità della fotografia fino a quando non mente? Che accadrà dopo il 2014, la data della ritirata della forza internazionale? Quanto il movimento talebano ha interessi internazionali? La natura dell'islam può essere avvicinata da un miscredente? Sono esistiti progetti di comunicazione per promuovere la centralità dello Stato? C'è qualcosa che possiamo sapere oggi, ad anni di distanza dai fatti, sui sequestri Torsello e Mastrogiacomo? Un mea culpa occidentale avrebbe un peso geopolitico? La democrazia è un valore da affermare con la forza? C'è un'unica realtà o ce ne è una di rubik dove ognuno ha diritto al lato che lo rappresenta? La guerra è un fatto in mano alle lobby o può vantare significati umanitari? Pulizia etnica e razzismo pasthun sono un delirio hazarà o corrispondono a dati di fatto? Quanto un fotografo sa di provocare una realtà piuttosto che un'altra spostando anche di poco il rettangolo dello scatto?
Essere Terra
Viaggio verso l’Afghanistan
Prospero editore, Milano, 2019
Un viaggio verso l’Afghanistan. “Verso”, perché non era possibile essere certi di arrivarci, entrarci, percorrerlo e uscirne: dal 1979, anno dell’invasione sovietica e inizio delle guerre tuttora in corso, pochi o nessuno avevano pensato e realizzato l’idea di raggiungere Kabul in solitaria, guidando un mezzo personale e attraversando Balcani, Turchia e Iran. Essere Terra non è solo un libro di viaggio. Oltre allo scorrere di descrizioni di uomini e paesaggi, caratteri e convenzioni, Merlo segue le tracce di Annemarie Schwarzenbach, Ella Maillart e Nicolas Bouvier attraverso le loro opere, scritte lungo la stessa “central route” percorsa in questo libro. Così l’autore ha voluto celebrare quei pionieri “così utili per comprendere l’Europa e l’Asia, così attuali da far impallidire i diplomatici di oggi” con una narrazione ricca di senso critico, considerazioni e riflessioni di carattere storico e sociologico.

Essere Terra
Un viaggio di ricerca
Prospero editore, Milano, 2020
Degustare è la parola. Degustare apre a evocazioni ed emozioni a cui la voracità del consumo non ha accesso. Essere Terra – un viaggio di ricerca richiede al lettore il desiderio di degustare. Molti segreti lo richiedono per emergere dal fondo melmoso dei luoghi comuni, per raggiungere la superficie dell’evidenza e strabiliare nuovamente la normalità del quotidiano. Solo degustando si sale in macchina con l’autore, solo allora i paesaggi si ricompongono. Dal 1979, anno dell’invasione sovietica e inizio delle guerre tuttora in corso, pochi o nessuno avevano pensato e realizzato l’idea di raggiungere Kabul in solitaria, ma Essere Terra non è solo un libro di viaggio. Oltre allo scorrere di descrizioni di uomini e paesaggi, caratteri e convenzioni, Merlo segue le tracce di Annemarie Schwarzenbach, Ella Maillart e Nicolas Bouvier attraverso le loro opere, scritte lungo la stessa “central route”.















































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