Charles Chaplin
La storia di Charles Chaplin non comincia con Hollywood. Comincia nelle strade di Londra.

Quando ebbe abbastanza denaro, Charles Chaplin fece una delle cose che desiderava da più tempo: portò sua madre fuori da un ospedale psichiatrico di Londra e la trasferì in una villa in California. Sperava che, dopo anni di difficoltà, potesse finalmente vivere con un po’ di serenità.
Ma la situazione era più complicata di quanto immaginasse.
A volte Hannah Chaplin non riconosceva nemmeno suo figlio. In altre occasioni infilava pezzi di pane avvolti nella carta dentro le sue scarpe. Era un gesto che affondava le radici nei periodi di fame vissuti molti anni prima, quando trovare qualcosa da mangiare non era affatto scontato. Anche se la povertà era ormai alle spalle, certi ricordi continuavano a riaffiorare.
La storia di Charles Chaplin non comincia con Hollywood. Comincia nelle strade di Londra.
Nato nel 1889, crebbe in una famiglia segnata da continui problemi economici. Il padre, alcolizzato, uscì presto dalla sua vita. La madre Hannah cercò di mantenere i figli mentre la sua salute mentale peggiorava progressivamente. In casa mancavano spesso il cibo e la stabilità. Alcune notti non c’era nemmeno un posto sicuro dove dormire.
Prima del successo ci furono la fame e la precarietà. A soli cinque anni Chaplin iniziò a esibirsi sul palco. Non era una scelta dettata dall’ambizione, ma dalla necessità di contribuire al sostentamento della famiglia. L’infanzia lasciò presto spazio al lavoro e alle responsabilità.
Poi arrivò un altro momento difficile. Charles e suo fratello furono mandati in un ricovero per poveri. L’esperienza lo segnò profondamente. La miseria non era un concetto astratto: era qualcosa che aveva vissuto in prima persona.
Nel 1913 la sua vita cambiò. Arrivò negli Stati Uniti e iniziò a lavorare nel cinema. Durante una produzione gli venne chiesto di improvvisare un personaggio comico. Entrò nel camerino e scelse alcuni indumenti senza un piano preciso: pantaloni larghi, una giacca stretta, scarpe troppo grandi, una bombetta e un bastone. Aggiunse anche dei baffetti per dare al volto un aspetto più maturo.
Così nacque Charlot. Un personaggio destinato a diventare uno dei volti più riconoscibili della storia del cinema.
Attraverso Charlot, Chaplin raccontò molto più di semplici gag. Nei suoi film comparivano povertà, ingiustizie sociali, solitudine e sfruttamento. Il pubblico rideva, ma dietro l’umorismo c’era sempre uno sguardo attento sulla realtà.
Nel 1940 realizzò “Il grande dittatore”. In quel film abbandonò il silenzio che aveva reso celebre il suo personaggio e pronunciò un discorso destinato a rimanere nella storia del cinema. Era una presa di posizione netta contro il totalitarismo e la guerra.
Ma la notorietà non lo mise al riparo dai problemi. Negli anni Cinquanta, durante il periodo delle indagini anticomuniste negli Stati Uniti, Chaplin venne accusato di simpatizzare per idee considerate sovversive. Fu sottoposto a controlli, criticato pubblicamente e finì al centro di una lunga controversia politica. Alla fine lasciò il Paese che lo aveva reso famoso e si trasferì in Svizzera.

Passarono quasi vent’anni prima che potesse tornare negli Stati Uniti. Nel 1972 ricevette un Oscar onorario alla carriera. Quando salì sul palco, il pubblico gli riservò una delle più lunghe standing ovation mai registrate durante la cerimonia. Era il riconoscimento di una vita attraversata da successi, difficoltà e polemiche.
Charles Chaplin morì il giorno di Natale del 1977, nel sonno, all’età di 88 anni. La sua eredità non si limita ai film che ha lasciato. Per tutta la vita conservò il ricordo della povertà vissuta da bambino e delle persone incontrate nelle strade di Londra. Quelle esperienze diventarono parte della sua arte e contribuirono a rendere i suoi personaggi vicini a persone di ogni Paese.
Charlot non era soltanto una figura comica. Portava sullo schermo il vissuto di un uomo che aveva conosciuto la fame, l’incertezza e le difficoltà della sopravvivenza, trasformando quelle esperienze in immagini che continuano a essere ricordate ancora oggi.
Fonte: https://www.facebook.com/giornodopogiorno.org
















































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