Sparare ai Palloncini
di Lorenzo Merlo
L’esperienza comune di un cambio o rinnegamento di opinione, di considerazione, di giudizio e di descrizione potrebbe bastare ad ognuno per concludere in che termini è vero che la realtà è maschera e ricreare così il brocardo nietzschiano che i fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni. (1)
Nonostante l’imprinting positivistico che ci impone di constatare che la realtà ha un’unica facciata, essa vive in noi soltanto in funzione della nostra presenza e descrizione. Se al cospetto di una medesima – presunta oggettiva realtà – dai presenti emergono descrizioni differenti, dovrebbe bastare per riconoscere in che termini è vero che la realtà è maschera.
Dovrebbe, ma non basta. La cultura in cui nasciamo riempie il vaso vuoto che siamo, con il suo limo razional-materialista-scientista- meccanicista. Ciò tende a determinare in noi una tenace ma invisibile forma-pensiero che prende il nome di “oggettività”. Così, ne coltiviamo il culto e il mito, a mezzo del quale, diviene dogmatica.
Si può altresì osservare che il culto dell’oggettività è un magnete cognitivo e creativo che raduna, surroga e falsifica la libertà di pensiero, annichilendo così l’emancipazione dal suo popolare mito.
Nonostante ciò, la narrazione dell’esistenza e della superiorità dell’oggettività non solo ha legittimità storica – se c’è, qualche esigenza l’avrà creata – ma ha, a suo favore, tutte le doti per descrivere attendibilmente il reale, purché limitatamente a un “campo chiuso” in un “tempo fermato”.
Campo chiuso allude ad un contesto regolamentato, il cui linguaggio e le cui regole sono accettate dagli attori. Per guidare un’auto, per risalire il vento in barca a vela, per ottenere un medicamento omeopatico, per coltivare cipolle e per visitare un museo è necessario conoscere la relativa regolamentazione logistica, amministrativa, tecnica. Diversamente, nessuna delle attività appena elencate, quali campioni del concetto di campo chiuso, può essere soddisfacentemente realizzata.
Tempo fermato allude invece al momento preso in considerazione. Se alcuni campi chiusi – come per esempio presumibilmente quello della coltivazione delle cipolle – dispongono di un tempo fermato assai lungo, per altri, in generale quelli di carattere amministrativo, il tempo fermato si riduce. Una legislatura può modificare il come di più processi amministrativi; le regole di un gioco possono essere fisse e modificate in ogni momento e noi, possiamo cambiare le nostre in ogni momento, con il diritto di dare loro una durata volatile, a piacere.
Al contrario del campo chiuso, in cui i principi della logica e quelli della meccanica classica trovano il terreno ideale per fiorire e governano a pieno titolo e con somma efficienza ed efficacia, il campo aperto si riferisce a contesti relazionali non protocollabili e non esauribili entro le rigide architetture del razionalismo, della logica, del causa-effetto, della misurabilità, della prevedibilità.
Se in quello chiuso, per esempio nella conduzione del decollo di un aereo, l’intento va a buon fine solo seguendo la procedura codificata e, in caso di avaria di qualche strumentazione, sarà la creatività – evento per definizione estraneo al conosciuto – del pilota a provvedere per il meglio. In quello aperto, non v’è procedura alcuna, fatto salvo quella estemporanea, escogitata al momento.
Tutte le libere relazioni umane, incluse quelle che possono accadere entro i campi chiusi, sono di tipo aperto, quindi del tutto corrispondenti all’infinito nella misura in cui, sempre, culminano in epiloghi potenzialmente imprevedibili, nelle quali avviene il regno del fraintendimento, dell’incomprensione, del contrasto e del conflitto.
Nel caso di una relazione tra persone esso tende a produrre equivoci se si tratta di un confronto tra esigenze ed emozioni incompatibili o, al contrario, a realizzare comunicazione compiuta se compatibili, come nel caso degli amanti e dei complici, tra i quali si avvera una semantica inequivocabile con il minimo sforzo e con qualunque linguaggio, in cui il rischio di perturbazione tende al minimo. E così colui che danza cavalca il ritmo della melodia, al contrario dell’impacciato rapito dalle sue idee.
Si può così sostenere che nel caso equivoco gli attori sono mossi da vibrazioni tra loro cacofoniche, incommensurabili e che, nel secondo, è presente un’energia risonante.
A evidenziare il concetto di incompatibilità, oltre alla rappresentazione grafica, può venire incontro l’impossibilità di coniugazione tra i numeri primi e tra questi e quelli divisibili (non solo da 1 e da loro stessi). Mentre, tanto questi ultimi quanto quelli della sequenza di Fibonacci – che peraltro contempla la presenza di numeri primi – si prestano a dare senso al concetto di compatibilità.
L’aspetto grafico di onde di vibrazioni può essere impiegato per esemplificare la realtà del campo chiuso e di quello aperto e perciò, anche della comunicazione compiuta o fallita, la natura del loro spirito meccanico-prevedibile per quello chiuso e quantistico-serendipidico per quello aperto, la realtà composta da parti esterne a noi e quella sempre integrale che nulla esclude esistente in noi.
La dimensione materiale e quella dell’oggettività avrebbero quindi modo di realizzarsi in occasione di una consonanza vibrazionale tra le parti. È così che il bimbo crede che la realtà corrisponda alla descrizione che ne fanno i genitori, lo scientista nei confronti di quella descritta dalla scienza, il tesserato a quella narrata e circoscritta dalla ideologia del suo partito e il buon cittadino, probiviro dell’etica democratica, vede il sistema e pensa di esserne protagonista. Ma anche da quella che decanta da un’idea. Nessun fiore della realtà esiste senza uno spirito che la insemini. Nessuna realtà è quindi fuori da noi prima di esserci dentro.
La tendenza alla materializzazione, quindi ad una certa stabilità e univocità della realtà, è tipica del campo chiuso, mentre è caratteristica di quello aperto una certa volatilità che, graficamente parlando, corrisponde alla dissonanza tra le vibrazioni presenti/emesse dalle parti in relazione.
Se perciò il campo chiuso e la materia vedono quali fondamenta di sé stessi la risonanza e permettono la ragione dell’ordine, della misurabilità e della prevedibilità, nonché del credito ai saperi cognitivi e della predilezione del criterio analitico, una risonanza è anche il dietro le quinte di ogni nostro cambio di idea, di stato, di concezione, di descrizione del mondo.
Considerare l’avvento di una consapevolezza e di un cambio di valutazione, ovvero del mutamento di prospettiva e descrizione della realtà, sarebbe dunque rispettoso delle configurazioni finora espresse in quanto, ad ogni scatto di consapevolezza, corrisponde una risonanza prima assente.
Dunque, comprimere il mondo entro la narrazione meccanicistica e dare a questa il monopolio del vero e del giusto e del definitivamente oggettivo corrisponde alla mortificazione della conoscenza e a rimanere nella cultura brutale dei saperi e delle specializzazioni quali insuperabili, incomparabili e indiscussi picchi assoluti e non semplicemente funzionali all’organizzazione meccanica sociale.

Vette dall’ossigeno rarefatto e dall’euforia incontrollata, dalle quali non ci si avvede della dimensione energetica e vibrazionale della realtà. Consapevolezza così necessaria per constatare l’origine ondulatoria degli equivoci, quanto indispensabile per riconoscere le forze sottili che trascorrono nelle relazioni tra noi e il nostro oggetto d’attenzione. Forze sottili ma potenti, sole madri delle nostre interpretazioni e dei nostri giudizi, che impregnano di sé i campi aperti.
Eppure, noi viviamo in questi. Non dedicarsi a loro, seguitare a costringere la vita entro autoreferenziali categorie, classificazioni, protocolli, misurazioni dello studio cognitivo è mortificare l’esistenza, il cui carattere è artigianale non industriale, analogico non digitale. È scialacquare la vita in un luna park di fuochi fatui, felici di sparare ai palloncini.
Articolo di Lorenzo Merlo
Nota:
(1) Formula attribuita a Nietzsche a causa di quanto affermato in Frammenti postumi 1885-1887, Milano, Adelphi, 1975.
Fonte: www.fisicaquantistica.it
Libri di Lorenzo Merlo:
Sul fondo del barile
Primiceri Editore, Ottobre 2018
Un libro forse solitario che prova a fare il punto sulla situazione attuale, sul sincretismo tra Tradizione e Scienza quantistica, per sostenere come la via verso consapevolezza si stia facendo strada nella cultura occidentale un tempo solo materialistica. E per fare presente che anche in un momento di degrado generale possiamo trovare la linfa per compiere un passo verso ciò che i buddhisti chiamano liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. Ovvero un passo evolutivo per avvicinarci alla realizzazione di sé e perciò di una società più corrispondente a quella che tutti abbiamo in mente.
Senza dire Io
Vivere, parlare, pensare Senza dire Io – Interviste a uomini come noi
Postfazione Paolo Lissoni – Primiceri Editore, Marzo 2021
Il libro si compone di due interviste a Paolo D´Arpini e Marco Baston, nonchè della Postfazione di Paolo Lissoni. Tre uomini per altrettante ricerche umanistiche di forma fortemente diversa tra loro, ma di sostanza identica, in quanto relativa all´evoluzione individuale/sociale.
AFGHANISTAN
Fede cuore ragione.
Victoryproject book, Milano, 2011
È un libro fotografico. Dedicato soprattutto ai sentimenti. Storie di persone che l'empatia sa riconoscere da ogni sguardo.
È un libro pieno di domande. La verità della fotografia fino a quando non mente? Che accadrà dopo il 2014, la data della ritirata della forza internazionale? Quanto il movimento talebano ha interessi internazionali? La natura dell'islam può essere avvicinata da un miscredente? Sono esistiti progetti di comunicazione per promuovere la centralità dello Stato? C'è qualcosa che possiamo sapere oggi, ad anni di distanza dai fatti, sui sequestri Torsello e Mastrogiacomo? Un mea culpa occidentale avrebbe un peso geopolitico? La democrazia è un valore da affermare con la forza? C'è un'unica realtà o ce ne è una di rubik dove ognuno ha diritto al lato che lo rappresenta? La guerra è un fatto in mano alle lobby o può vantare significati umanitari? Pulizia etnica e razzismo pasthun sono un delirio hazarà o corrispondono a dati di fatto? Quanto un fotografo sa di provocare una realtà piuttosto che un'altra spostando anche di poco il rettangolo dello scatto?
Essere Terra
Viaggio verso l’Afghanistan
Prospero editore, Milano, 2019
Un viaggio verso l’Afghanistan. “Verso”, perché non era possibile essere certi di arrivarci, entrarci, percorrerlo e uscirne: dal 1979, anno dell’invasione sovietica e inizio delle guerre tuttora in corso, pochi o nessuno avevano pensato e realizzato l’idea di raggiungere Kabul in solitaria, guidando un mezzo personale e attraversando Balcani, Turchia e Iran. Essere Terra non è solo un libro di viaggio. Oltre allo scorrere di descrizioni di uomini e paesaggi, caratteri e convenzioni, Merlo segue le tracce di Annemarie Schwarzenbach, Ella Maillart e Nicolas Bouvier attraverso le loro opere, scritte lungo la stessa “central route” percorsa in questo libro. Così l’autore ha voluto celebrare quei pionieri “così utili per comprendere l’Europa e l’Asia, così attuali da far impallidire i diplomatici di oggi” con una narrazione ricca di senso critico, considerazioni e riflessioni di carattere storico e sociologico.

Essere Terra
Un viaggio di ricerca
Prospero editore, Milano, 2020
Degustare è la parola. Degustare apre a evocazioni ed emozioni a cui la voracità del consumo non ha accesso. Essere Terra – un viaggio di ricerca richiede al lettore il desiderio di degustare. Molti segreti lo richiedono per emergere dal fondo melmoso dei luoghi comuni, per raggiungere la superficie dell’evidenza e strabiliare nuovamente la normalità del quotidiano. Solo degustando si sale in macchina con l’autore, solo allora i paesaggi si ricompongono. Dal 1979, anno dell’invasione sovietica e inizio delle guerre tuttora in corso, pochi o nessuno avevano pensato e realizzato l’idea di raggiungere Kabul in solitaria, ma Essere Terra non è solo un libro di viaggio. Oltre allo scorrere di descrizioni di uomini e paesaggi, caratteri e convenzioni, Merlo segue le tracce di Annemarie Schwarzenbach, Ella Maillart e Nicolas Bouvier attraverso le loro opere, scritte lungo la stessa “central route”.














































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