Scienza Iniziatica
L’iniziazione ha una sua realtà, che produce effetti vitali. Essa porta infatti l’iniziato a dirigere lo sguardo alle vite precedenti e a leggere nel proprio karma i compiti dell’attuale vita terrena.

Il non iniziato (sembra paradossale, ma è vero) in sostanza sa sempre per impulso interiore quello che deve fare. Sì, gli uomini sanno sempre quel che hanno da fare, si sentono sempre spinti verso l’una o l’altra cosa.
La condizione cambia per chi si avvia sul cammino della scienza iniziatica. Di fronte alle esperienze della vita, in lui sorgono particolari problemi. Quando si sente indotto a fare una cosa sperimenta al contempo una spinta a non farla, gli viene a mancare l’oscuro impulso che guida la maggior parte degli uomini.
In realtà, se non entrassero in gioco altri elementi, a un certo gradino della conoscenza iniziatica, l’uomo potrebbe dirsi: adesso mi metto a sedere, e passerò nel miglior modo tutto il resto della vita; ho quarant’anni e non farò più niente, non mi importa più di niente. Non si sente in sostanza realmente più alcun deciso impulso all’azione.
Non dobbiamo credere che l’iniziazione non abbia una sua realtà. È singolare quel che la gente talora ne pensa. Chi mangia un pollo arrosto, crede alla sua realtà, ma della scienza dell’iniziazione i più credono che abbia solo effetti teorici. Essa produce invece effetti vitali, e uno di essi è quello a cui ho accennato.
Prima di avere la scienza iniziatica, sulla base di un’oscura spinta, l’uomo ritiene una data cosa importante e trascurabile un’altra. L’iniziato, se null’altro accadesse, potrebbe mettersi seduto e lasciare che tutto si svolga a proprio modo, perché non gli importa più che una cosa accada e l’altra no. Per lui vi è un solo rimedio al non sedersi su una sedia, guardare il mondo e dirsi che tutto gli è indifferente; non è infatti così, perché l’iniziazione porta infatti qualcosa d’altro, porta a dirigere lo sguardo a vite precedenti.
Egli legge allora nel suo karma i compiti dell’attuale vita terrena ed esegue coscientemente quanto gli impongono le sue incarnazioni precedenti. Non tralascia di eseguire quei compiti pensando che ciò pregiudichi la sua libertà, ma anzi li esegue perché, assieme alle vicende delle precedenti vite terrene, egli vede anche l’esistenza attraversata tra morte e rinascita e vede di aver allora riconosciuto che era bene prendere su di sé le conseguenze delle proprie azioni. Si sentirebbe non libero se non potesse essere in grado di eseguire i compiti impostigli dalle precedenti vite.
Una contraddizione fra necessità karmica e libertà non esiste dunque, né prima né dopo essersi accostati alla scienza iniziatica. Prima non esiste perché, con la coscienza ordinaria, l’uomo rimane unicamente nel campo della libertà, e la necessità karmica si svolge fuori di lui come un fenomeno di natura: non sente altro al di fuori di quanto gli propone la sua natura; e neppure esiste dopo, poiché l’uomo si trova allora d’accordo col proprio karma, considera giusto adeguarvisi.
Chi si è fatto una casa non dice che andarla ad abitare pregiudica la sua libertà, ma dirà piuttosto: ora che l’ho costruita, andrò ad abitarla e vivrò liberamente nella mia casa; così chi, mediante la scienza dell’iniziazione, guarda le sue vite passate sa che diviene libero appunto mercé l’assolvimento dei propri compiti karmici, entrando cioè nella casa che egli stesso si è costruito in precedenti esistenze.
Rudolf Steiner (Conferenza tenuta a Dornach il 23 febbraio 1924, contenuta nel volume primo de “Considerazioni esoteriche sui nessi karmici”, pp. 38-51, Editrice Antroposofica, Milano, 1985.)
Fonte: https://www.facebook.com/cosimoantonioamico










































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